Europa ancora allo sportello

Care banche, ecco per voi le nuove regole sulla liquidità. Ora smettetela di darci la colpa. Con affetto, Basilea”. Questo titolo, ironico, è del Financial Times di ieri, il quotidiano della City tutt’altro che avvezzo a mandare i banchieri e i super-ricchi “all’inferno” (copyright: Nichi Vendola). Perché, dunque, tanta, improvvisa e peraltro giustificata insofferenza verso gli istituti di credito europei? Il punto è che domenica le banche (di tutto il mondo, a dire il vero) hanno ottenuto l’ennesima concessione dalle istituzioni internazionali: i banchieri centrali e i supervisori nazionali del pianeta, riuniti nel Comitato di Basilea, hanno approvato un ammorbidimento degli standard di liquidità richiesti dall’accordo di Basilea III.
6 AGO 20
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Care banche, ecco per voi le nuove regole sulla liquidità. Ora smettetela di darci la colpa. Con affetto, Basilea”. Questo titolo, ironico, è del Financial Times di ieri, il quotidiano della City tutt’altro che avvezzo a mandare i banchieri e i super-ricchi “all’inferno” (copyright: Nichi Vendola). Perché, dunque, tanta, improvvisa e peraltro giustificata insofferenza verso gli istituti di credito europei? Il punto è che domenica le banche (di tutto il mondo, a dire il vero) hanno ottenuto l’ennesima concessione dalle istituzioni internazionali: i banchieri centrali e i supervisori nazionali del pianeta, riuniti nel Comitato di Basilea, hanno approvato un ammorbidimento degli standard di liquidità richiesti dall’accordo di Basilea III. In sintesi: rispetto a quanto negoziato in via di principio nel 2010, le banche avranno più tempo per accumulare le risorse necessarie a fronteggiare un eventuale periodo di stress della raccolta della durata di 30 giorni. Questo cuscinetto di liquidità, con sollievo degli istituti di credito, andrà costruito entro il 2019 e non più entro il 2015. Care banche, è il messaggio del Financial Times, ora smettetela di lamentarvi, tocca a voi. Intanto ieri sui listini europei le banche sono andate forte, in controtendenza rispetto agli altri titoli: si festeggia. Nessuno qui vuole portare alla gogna delle aziende private che gestiscono i risparmi di milioni di cittadini (prim’ancora che gli affari di fantomatici “speculatori”). Ma non occorre essere dei “complottisti” per notare che anche la crisi greca, di un paese che pesa come il 2 per cento del pil europeo, sin dal 2009 è stata gestita prestando attenzione innanzitutto agli interessi di quelle banche (francesi e tedesche in primis) che avventatamente avevano elargito prestiti ad Atene.
Né occorre fare gli anticapitalisti per osservare che in Europa chiamiamo “Fondo salva stati” un meccanismo come l’Esm (European stability mechanism) che dal giugno scorso si è visto attribuire il potere di salvare le banche, più che gli stati. In Europa infine abbiamo (e per fortuna) una Banca centrale prestatrice di ultima istanza delle banche private, ma prestatrice (ancora) riluttante degli stati nazionali. Nel momento di difficoltà sono stati gli stessi governi – incluso quello italiano – a fare pressione sulle banche affinché supplissero alla domanda carente di bond statali, calmierando lo spread. Oggi però, dopo l’ultima concessione di Basilea, Banche centrali e governi devono trovare il modo per esigere che le concessioni fatte si traducano in nuova linfa per l’economia reale. Il “rigore” non può essere a senso unico.